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Tratto da Sporteconomy.it, di Marcel Vulpis (http://www.sporteconomy.it/?p=124003)

In questo finale di 2015 ci fa piacere sottolineare l’impegno di una società casertana, nota ai più per la sua storia nel mondo del nuoto. E’ l’ADN Swim Project nata da una idea dell’head coach Andrea Di Nino (nella photogallery). La società sportiva campana ha aderito, in occasione delle feste natalizie, ad uno specifico progetto (“Facciamo un pacco alla Camorra” – nella foto una immagine della locandina) destinato a contrastare, con l’impegno concreto sul territorio, la piaga della Camorra e della malavita organizzata.

Su questo fronte (ovvero delle iniziative di contrasto alla illegalità, quale che sia il nome di queste realtà) la nostra agenzia si è sempre schierata idealmente al fianco di questi “eroi del quotidiano”, così come ci piace chiamarli, che, nel silenzio (spesso) dei media (di sicuro non della nostra struttura) si impegnano per debellare una piaga endemica.

Da qui la volontà di sottolineare questo piccolo gesto dell’ADN Swim Project, che conferma il suo impegno non solo sul terreno sportivo, ma anche e soprattutto su quello della legalità, a supporto delle forze sane presenti in questo caso in Campania, dove opera a livello sportivo ogni giorno la società di Andrea Di Nino.

Personalmente, come giornalista, avevo notato che all’inaugurazione della struttura casertana, oltre un anno fa, fu presente proprio il presidente del CONI, Giovanni Malagò, da sempre in prima fila sui temi della difesa della legalità. A distanza di un anno adesso ho capito la ragione di quella “vicinanza“. Di Nino e la sua struttura meritano questa “vicinanza” e anche questa operazione morale di sostegno a chi cerca di opporsi usando le armi della legalità al cancro della Camorra sono nel solco di questo impegno che è evidentemente nel dna della società sportiva campana.

“Facciamo un pacco alla camorra”, è un’iniziativa che promuove il territorio, valorizzando e rafforzando quelle esperienze che, oltre a produrre beni e servizi in ambito agro-alimentare, utilizzano beni confiscati e svolgono un’attività sociale, attraverso l’inserimento lavorativo in azienda o il recupero terapeutico di soggetti socialmente deboli e svantaggiati.
L’iniziativa, giunta alla sua settima edizione, rappresenta l’espressione concreta di “Una Sfida di Qualità” che si sta portando avanti a partire dal territorio campano. Una sfida che diventa ancora più tangibile grazie al progetto “La R.E.S. Rete di Economia Sociale“. Il progetto, sostenuto dalla Fondazione con il Sud, si pone l’obiettivo di rendere sostenibili i percorsi di economia sociale sui beni confiscati attraverso l’implementazione di tre principali filiere di economia sociale (Agroalimentare, della Comunicazione Sociale e del Turismo Responsabile).
A sostegno di questi percorsi, è stata costituita anche la “Rete di imprese per lo sviluppo locale”: il primo raggruppamento di imprese in Italia che, utilizzando lo strumento innovativo del contratto di rete, si impegna nel rendere produttivi i beni confiscati alle mafie.
La rete, aperta anche ad organizzazioni for profit che ne condividono gli intenti, è costituita da 11 imprese che hanno individuato quale organo comune il consorzio “N.C.O. – Nuova Cooperazione Organizzata” e organo di garazia Libera e il Comitato don Peppe Diana.

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